Giornata come tante, sto al bancone del negozio, cercando di sopravvivere alla solita sfilata di clienti che fanno domande assurde e poi non comprano niente.
Quelli che entrano solo per “dare un’occhiata”, quelli che ti chiedono mezz’ora di spiegazioni e poi: “ci penso”, quelli che vogliono l’ultimo modello ma al prezzo di tre anni fa. Io li riconosco ormai dal modo in cui aprono la porta.
A un certo punto entra lei.
Sulla cinquantina, occhiali appoggiati sulla punta del naso come se potesse toglierli da un momento all’altro per guardarti meglio e giudicarti. Sguardo deciso, mascella serrata, il passo di chi è venuto non a comprare, ma a insegnarti il tuo lavoro. Stringe una scatola come fosse una prova schiacciante.
Arriva dritta verso di me, senza salutare, senza nemmeno quel mezzo sorriso di cortesia che precede le cattive notizie, e spara:
— “Perché questo telefono costa 299 euro? Su Internet l’ho visto a 150.”
Io butto un occhio alla scatola. Modello nuovo, uscito due settimane fa, ancora profuma di fabbrica. Dentro di me parte già il monologo interiore: eccoci, anche oggi.
— “Signora, è impossibile. Questo modello è appena uscito, il prezzo è quello ufficiale.”
Lei scuote la testa lentamente, con l’aria di chi sta per smascherare una grande bugia.
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