Successa cinque anni fa, in pizzeria.

Era una di quelle serate tranquille, verso le 19:30: il forno acceso, il profumo di pomodoro e basilico nell’aria, e il solito via vai di gente che passa, guarda la vetrina e poi entra solo per chiedere “ma fate anche panini?”.
In vetrina, quella sera, niente rosticceria. Solo teglie vuote, pulite, che riflettevano la luce calda dei neon. La rosticceria, si sa, la prepariamo solo la mattina: la sera non c’è richiesta.

Entra questo signore, sulla cinquantina, passo deciso, sguardo da intenditore. Si piazza davanti alla vetrina e dopo due secondi chiede:
— «Avete pizzette pronte?»
— «No, mi dispiace. Ma se vuole, gliele prepariamo al momento.»
— «Ok, me ne fai tre?»

Tutto regolare. Il prezzo era chiaro, appeso lì vicino: “Pizzette — 1 euro cad.”
Il pizzaiolo annuisce, sorride e si mette all’opera: stende la pasta, accende il forno, prepara le tre pizzette.

Passano pochi minuti. Il profumo comincia a invadere il locale.
Il signore, nel frattempo, gira tra i tavoli con le mani dietro la schiena, come un ispettore gastronomico. Poi si avvicina al banco, guarda le pizzette che stanno cuocendo e, con la faccia sorpresa, chiede:
— «Ma… perché sono piccole?»