Il supermercato vicino casa fa parte di una catena locale molto apprezzata, di quelle che ancora si ostinano ad avere un rapporto civile con il concetto di cibo, scadenze e sprechi. Una gestione quasi affettuosa dei prodotti, direi.
Ogni giorno il personale controlla tutto: date, confezioni, integrità morale e fisica degli alimenti. Quello che sta per scadere non viene trattato come un appestato, ma accompagnato con dignità verso una seconda possibilità.
I freschi finiscono nei banchi refrigerati con il cartellino giallo della speranza.
Lo scatolame viene raccolto in un grande cesto vicino alle casse, una specie di limbo alimentare dove convivono pacchi ammaccati, etichette storte e confezioni aperte ma ancora rispettabilissime.
Una volta controllato che dentro ci sia effettivamente ciò che promette la scatola — e che nessuno abbia avuto idee creative — tutto viene scontato.
Capita anche che, soprattutto nei fine settimana, quando la scadenza cade proprio tra il sabato e la domenica o nel corso della giornata, alcuni prodotti già ribassati vengano regalati in cassa. Così, con naturalezza. Scontrino chiuso, resto dato, e poi: “Senta, se vuole…”.
Ed è esattamente quello che succede a me.
Arriva il mio turno e la cassiera, con una gentilezza che non sembra affatto una strategia aziendale ma una forma di umanità spontanea, mi chiede se può farmi piacere una confezione di uova che scadono oggi.
Io accetto subito, con quella riconoscenza un po’ infantile di chi è cresciuta col mantra eterno del
“non-si-butta-via-il-cibo-pensa-ai-bambini-che-muoiono-di-fame-in-Africa”,
ripetuto come una formula magica ogni volta che avanzava qualcosa nel piatto.
18 Gennaio, 2020 alle 12:05 pm
La mamma degli ignoranti è sempre incinta. Che dire, povera con quoziente intellettivo zero.
Invece d’essere grata…