“Volevo tre confezioni di Antani.”

“Ecco a lei, sono 20,40.”

Il cliente paga senza fare una piega, prende il sacchetto, lo scontrino, saluta appena con un cenno della testa ed esce dal negozio.

Io torno al mio lavoro, servo altri clienti, sistemo due scatole sullo scaffale, rispondo a una signora che mi chiede se il prodotto X va preso prima o dopo i pasti, e nel frattempo mi dimentico completamente dell’uomo delle Antani.

Passano circa dieci minuti.

La porta si spalanca.

Lui rientra come una furia.

Non entra: irrompe.

Con il passo veloce, lo scontrino già in mano, l’espressione di chi ha appena scoperto un gravissimo scandalo economico internazionale.

“HO PAGATO 20,40 MA SULLO SCONTRINO C’È SCRITTO 18,20! È INCONCEPIBILE!”

La frase rimbalza nel negozio.

Gli altri clienti si voltano.

Una signora con una crema in mano si immobilizza a metà corridoio.

Un altro cliente alza lentamente lo sguardo dallo scaffale.

Io resto per un attimo in silenzio.