chiamo un cliente perché ho bisogno del suo indirizzo email: devo inviargli il preventivo per la riparazione del dispositivo, così può leggerlo, accettarlo e firmarlo con calma.

«buongiorno, sono dell’azienda x. la chiamo per il dispositivo che ha mandato in riparazione. avrei bisogno, se possibile, del suo indirizzo email per poterle inviare il preventivo.»

dall’altra parte della linea, con un accento meridionale molto, ma molto marcato, mi risponde tranquillo e disponibile:
«sì sì, certo. allora, scriva: giuseppe.»

«perfetto, grazie mille. quindi giuseppe… poi?»

«unterscuri.»

silenzio. un paio di secondi buoni in cui fisso il vuoto e mi rendo conto che il mio cervello ha appena smesso di collaborare.

«mi scusi, potrebbe gentilmente ripetere?»

sempre serafico:
«giuseppe, poi, unterscuri.»

a quel punto provo a interpretare. magari ho capito male io.
«… unti e scuri?»

qui il tono cambia. drasticamente.
«unterscuri!!!»

ok, adesso è chiaramente irritato. io, convinta di aver finalmente afferrato, cerco di chiudere la questione con sicurezza:
«ah, perfetto, mi scusi. quindi ricapitolando: giuseppeunterscuri. poi?»

errore fatale.