Mancano dieci, dodici minuti all’apertura. La serranda è alzata quel tanto che basta a far passare noi dipendenti, mentre quelle delle vetrine sono ancora abbassate completamente.
Routine: entriamo, accendiamo le luci, sistemiamo due cose.

Il mio collega, davanti a me di qualche passo, si abbassa e si infila sotto la serranda.
Dietro di lui… spuntano loro: una coppia di trentenni con l’agilità da maratoneti olimpici. Lo vedono passare e lo seguono a ruota, senza pensarci due volte.

Io ero proprio dietro di loro e, chinata pure io, continuo a ripetere come un disco rotto:
“Apriamo alle tre e mezza… apriamo alle tre e mezza… APRIAMO ALLE TRE E MEZZA.”

Niente da fare. Loro avanzano spediti, varcano la porta e si guardano attorno come se fossero entrati in un parco giochi riservato.