Abbiamo un agriturismo con ristorante, uno di quei posti tranquilli dove la gente viene per rilassarsi, mangiare bene e respirare un po’ d’aria pulita.
Ieri a pranzo si presenta una coppia. Nessuna prenotazione, in pieno orario di punta.
“Avete posto?”
Ora, chi fa questo lavoro lo sa: quando puoi, cerchi sempre di accontentare tutti. Quindi ci organizziamo, spostiamo due tavoli, facciamo un po’ di Tetris umano tra camerieri e sedie e alla fine li facciamo accomodare.
Naturalmente non va bene dentro.
“Preferiremmo fuori.”
Fuori era praticamente tutto pieno, ma vabbè. Altro spostamento strategico di tavoli, altra corsa dei ragazzi in sala, altra dose di pazienza zen. Li sistemiamo.
Si siedono.
Imbacuccati come se stessero entrando in sala operatoria. Mascherina ben tirata su, occhi guardinghi, neanche avessero parcheggiato direttamente da Wuhan nel 2020.
Arriva il menu. Lo prendono con due dita.
Arriva l’acqua. Disinfettano la bottiglia.
Io già sentivo in lontananza il mio ragazzo borbottare dalla cucina:
“Per i litri di disinfettante che consumiamo ogni giorno ci manca solo di sanificare pure le galline.”
Ma il vero colpo di scena arriva al momento del servizio.
La cameriera porta i piatti, posa le stoviglie… e questi, con la calma di chi sta apparecchiando il picnic della domenica, tirano fuori una borsetta termica.
Lascia un commento