Un tavolo di clienti super cool chiede al titolare di potersi complimentare con lo chef.
Mi asciugo le mani in fretta ed esco in sala, sinceramente fiera.
«Ah, grazie signorina, ma volevamo parlare con lo chef».
«Sì, sono io. Sono felice che abbiate gradito».
«Sì… gentilissima, ma non possiamo dirlo direttamente al cuoco?».
Lo state facendo, penso.
«Sono io».
«Sì, sì. Lei è molto carina, ma volevamo conoscere il cuoco vero».
«Ce l’avete davanti».
Aggiungerei anche: con tutti i suoi traumi, ma evito.
Si guardano. Annuiscono, come si fa con i bambini o con chi chiaramente non ha capito.
«Capiamo benissimo che sia impegnato e non possa lasciare la cucina. Riferisce lei?».
«Come se l’avessi già fatto».
«Che gentile che è, signorina».
«Anzi… vedo se si è liberato e ve lo chiamo».
Torno in cucina. Fisso lo stagista di diciott’anni.
È un ragazzo adorabile, ma non sa fare un uovo sodo senza ferirsi, rompere qualcosa o rischiare la vita in modi sempre nuovi e creativi.
23 Agosto, 2022 alle 11:19 am
Va bene non stare a discutere con gli idioti, che poi da fuori non si vede la differenza, ma mai e poi mai avrei assecondato un pregiudizio simile