Negozio di sigarette elettroniche.
Giorno di mercato, una signora con il carrellino per la spesa si ferma davanti alla vetrina.
Osserva tutte le scatole che ci sono.
Nel frattempo, all’interno, io e un cliente cerchiamo di non far vedere che ci siamo accorti della sua presenza, perché, da quando siamo aperti, ci hanno chiesto marche da bollo, gratta e vinci, profumi e altre cose che non trattiamo.
La signora entra in negozio e, senza aspettare che il cliente lasci il bancone, esordisce con: “Dato che avete scritto fuori’ VAPE’, non è che avete trappole per formiche?”
Il più seriamente possibile, rispondo: “No, signora, noi vendiamo sigarette elettroniche… ‘Vape’ sta per vapore, non vendiamo prodotti della marca VAPE.”
Non contenta, mi chiede se riesco a ordinarle e che passerebbe un altro giorno a ritirarle, perché, anche volendo, al momento non ha soldi.
Alla mia risposta negativa, esce scocciata, sostenendo l’inutilità di un negozio come il mio.
Non vi dico la faccia rossa del cliente che era in negozio con me e si tratteneva dal riderle in faccia.