Era un turno centrale di quelli tranquilli, il classico orario in cui la corsa della mattina è finita e la folla del tardo pomeriggio non è ancora arrivata. La cassa era vuota e il supermercato immerso in quel silenzio strano, rotto solo dal rumore lontano dei carrelli e dal bip dei colleghi alle altre postazioni.

In momenti così, per non stare semplicemente ferma, metto la cassa in pausa e faccio un po’ di manutenzione: sistemo i cassetti, rifornisco i rotoli per gli scontrini, le tessere fedeltà nuove, i moduli per i resi… un piccolo pit-stop per essere pronta quando il flusso ricomincia.

E proprio mentre sto mettendo via un pacco di rotoli, mi si avvicina un signore. Con tono educato, mi chiede:
— «Scusi, è aperta?»

Sorrido, gli spiego che sto sistemando un attimo ma che può andare in cassa 3, lo raggiungo subito.

Lui annuisce e si dirige verso la postazione. Io finisco di mettere a posto le ultime cose e lo seguo, pronta a passargli la spesa con la consueta cortesia.

Appena arrivo in cassa, però, succede l’imprevisto. Con un’espressione serissima, come se stesse denunciando un crimine internazionale, il signore mi guarda e se ne esce con:
— «Signorina, lei sta rubando uno stipendio a una collega in questo momento.»