Salone di estetica low cost. Già questa definizione, per alcuni, è sinonimo di: “qui posso improvvisare, contrattare, chiedere sconti, e se serve pure minacciare con la pensione minima”. Ma noi, con la pazienza tipica di chi ha scelto questo mestiere, accogliamo tutti. Anche lei.

Lei: la cliente mitologica. Quella che viene “sempre”, ma solo ogni tre mesi, giusto per i baffetti, perché per i capelli c’ha il salone sotto casa dove paga meno e non deve nemmeno salutare. Quando entra, il clima cambia. Si percepisce. Come una perturbazione.

— “Ah, ma allora ogni tanto lavorate! Ieri sono venuta e non c’era nessuno per farmi i baffetti!”

Inizia così. Senza buongiorno, senza preambolo, come se l’assenza di un’estetista nel momento esatto in cui si è degnata di apparire fosse una nostra precisa scelta per farle un dispetto personale.

— “Siccome ho dovuto prendere l’autobus e venire fin qui a vuoto, il capo mi ha detto che oggi pago 2 euro.”

Ora, mettiamo in chiaro: i baffetti vengono 3 euro. Sempre. Da sempre. Non esiste tariffa “di ritorno dopo corsa a vuoto”. Ma con la massima gentilezza le rispondo:

— “Signora, le abbiamo sempre consigliato di chiamare prima per prendere appuntamento. Il capo oggi non c’è, non mi ha lasciato detto nulla, e io non sono autorizzata a fare sconti. Il prezzo è 3 euro.”