Torno dalla pausa cena e trovo il mio collega, giovane croato che mi sostituiva in negozio, praticamente accerchiato da un uomo e una donna.

Gli stanno addosso, proprio fisicamente vicini al bancone, gesticolano, parlano sopra la sua voce. Lui è rigido, con quella faccia di chi sta cercando di capire ma ha già capito che non ne uscirà bene.

Appena mi vede rientrare si illumina, come se avesse visto una via di fuga. Si gira verso di me e, a mezza voce ma neanche troppo, mi fa in inglese: “They’r fu**ng crazy.”

Non aspetta risposta. Mi mette in mano la scatola con l’orologio, proprio come si passa un testimone, e se ne va dietro, sparendo nel retro senza voltarsi.

Resto io.

Loro ripartono subito, come se avessero solo cambiato interlocutore. Parlano velocissimi in spagnolo, tono alto, incalzante, parole che si accavallano: “Fate un pessimo servizio… blablabla… Ho speso 400 $ per un orologio… blablabla…”