Bar, ore 11.00.

Ho già servito una signora che sta facendo colazione con cappuccino e brioche. Entra un cliente storico, sui 70 anni, con cui ho molta confidenza.

“Ma ciao, che bello che ci sei tu! Come stai?”
“Ciao, è da un po’ che non ti vedo. Tutto bene, e tu come stai?”
“Solito, la vecchiaia avanza. No, ma che hai fatto? Hai i capelli abbinati con la maglia? Ahahahah troppo bello!”
Ho i capelli rossi/arancioni e quel giorno avevo indossato una maglia arancione.
“Yes, e non hai visto la chicca. Guarda le unghie!” gli dico, mostrando lo smalto rosso acceso.
“No, che belle! Sei sempre la solita ahahahah.”

Sento, alla sua sinistra, una specie di grugnito. Allora mi giro verso la signora che stava facendo colazione.
“Prego signora, desidera altro?”
“No, ma volevo comunque dirti qualcosa. Il signore qui è stato fin troppo gentile. Secondo me il rosso ti sta male e poi sei una ragazza, i capelli rasati non ti stanno bene.”
“A me piacciono così ed è il mio parere che conta, suppongo”, le rispondo glaciale.
“Piaceranno anche a te, ma così non troverai mai marito.”
Non ho il tempo di rispondere, perché interviene il cliente.
“Signora mia, mi creda, se avessi 30 anni in meno, aspetterei il fine-turno di questa ragazza tutti i giorni, con un mazzo di rose. Non solo mi piace il suo stile, ma ha dei modi deliziosi. Con chi è educato, si capisce.”
La tizia capisce l’antifona dell’ultima frase e va via.
Esco dalla mia postazione e lo abbraccio. Alla fine gli ho offerto un caffè.