Dopo il successone del signore che aveva chiamato lo shampoo per piatti quello che tutti conosciamo come detersivo, pensavo di averle sentite tutte. E invece no.
Arriva lei.

«Scusi, cerco la carta igienica… quella… quellaaa… mhh.»
Io subito pronta: tiro giù ogni tipo di rotolo possibile e immaginabile. Maxi, mini, 3 veli, 4 veli, profumata, riciclata… mentre nel frattempo, in cassa, si forma una fila degna del pellegrinaggio per Međugorje.

Lei scuote la testa. «Ma no! La carta igienica per bidoni!»

E lì il panico.
Mi parte la tachicardia, sudo freddo.
Chiedo rinforzi: il macellaio mi guarda come se gli avessi chiesto di risolvere un’equazione di fisica quantistica. Il gastronomo scuote la testa, perplesso. Gli scaffalisti abbassano gli occhi, come se la risposta fosse scritta sul pavimento. Niente. Non capisce nessuno. Non capisco neanch’io.