Ho un negozietto di famiglia in un paese di provincia. Non grande, ma di quelli che resistono. Mezzo ortofrutta, mezzo fioraio. Da noi trovi tutto: dalle zucchine fresche al ciclamino, dalle cipolle di Tropea ai crisantemi (da non confondere, mi raccomando). È il classico posto dove la gente entra “solo per dare un’occhiata” e poi esce con due chili di clementine, tre gerbere e una pianta di aloe “che fa sempre comodo”.

Il periodo natalizio è una bomba. Un mix tra la sagra del mandarino e la fiera del fiore esotico. Tra cesti di frutta, mazzi floreali per le zie, stelle di Natale, agrumi “belli da regalare” e piante grasse col fiocchetto rosso, non si respira. Le mani sempre gelide per la cella frigorifera, ma bollenti di pacchi da confezionare. Facciamo tante consegne. TANTE. E siccome qui siamo in campagna e i navigatori GPS spesso impazziscono (un incubo: ti portano nei campi di mais in pieno dicembre), io mi organizzo con la famosa lista della sopravvivenza: nomi, indirizzi, numeri di telefono. Tutto preciso. Tipo campo di battaglia, ma coi mandarini.

Ora, vorrei dire che è tutto facile. Ma sarebbe come dire che i crisantemi li comprano solo a novembre. Spoiler: no.
Con ogni cliente sopra i 65 anni — e a Natale il 70% lo sono — la scena è SEMPRE questa. Identica. In loop. Come una puntata dei cartoni natalizi che vedi ogni anno ma fingi di non ricordare.