Nel tempo libero presto servizio come volontario in una struttura del mio paese. Non è un lavoro vero e proprio, ma un’attività che faccio con piacere: accogliere i visitatori, dare informazioni, accompagnarli nei vari percorsi, insomma, rendere l’esperienza più piacevole possibile.
Quella giornata era stata particolarmente movimentata: tante persone erano venute a visitare, c’era stato un bel via vai, e tutti uscivano con il sorriso sulle labbra, soddisfatti e contenti. È in quei momenti che pensi: “Ecco perché lo faccio, ne vale la pena.”
Ma, come spesso accade, arriva sempre “l’elemento di disturbo”. Quello che, per motivi ignoti, si alza la mattina con l’obiettivo di rovinare la giornata a qualcuno.
Entra lui.
Sguardo torvo, passo deciso, tono da inquisitore.
Lui: “Buongiorno, senti un po’, è arrivato l’oggetto presentato tempo fa?”
Io: “Buongiorno a lei. Guardi, mi dispiace, ma non è ancora arrivato. Ci sono stati dei problemi, ma appena sarà disponibile lo metteremo in vendita.”
Silenzio. Poi la miccia.
Lui: “Come sarebbe che non è arrivato?!”
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