Qualche mese fa.
Sto facendo il mio solito lavoro: svuoto le monete dalle macchinette, le metto nel sacchetto, conto, registro, via.
Arriva il “consigliere finanziario” di turno, che mi osserva con aria da grande esperto di economia sommersa.
Lui: “Fossi in te, farei sparire 2-3 euro a macchinetta. Se ne fai dieci al giorno, a fine mese ti fai un altro stipendio.”
Io: “Sì, poi mi licenziano.”
Lui: “E come fanno a sapere quanti soldi ci sono?!”
Io: “Lo sanno. Sono contati.”
Lui: “Eh vabbè, io ci proverei comunque.”
Lo guardo, sorrido e penso: Ecco perché alcuni non hanno mai fatto carriera: hanno scambiato la furbizia da bar per intelligenza.
Ieri.
Sono lì che sto ancora finendo di mettere le monete in un sacchetto. Arriva lo stesso tipo, questa volta con banconota in mano.
Lui: “Mi cambi 10 euro in moneta?”
Io: “Sì, appena finisco.”
Finisco di legare il sacchetto quando lui, con la solita spavalderia, rilancia:
Lui: “Se mi dai il sacchettino li cambio io.”
Io: “No, aspetta che finisco.”
E lì parte la frase d’oro, la perla di saggezza da tramandare ai posteri:
Lui: “Cos’è, non ti fidi? Secondo te mi sputtano per 3 euro?”
Io resto in silenzio un attimo, lo fisso e penso: Aspetta… è lo stesso che qualche mese fa mi consigliava di fregarmi 2-3 euro a macchinetta. Ed è convinto che io adesso gli molli in mano un sacchetto pieno di monete?
Alla fine gli cambio i 10 euro (sotto il mio occhio vigile), ma la lezione è chiara:
C’è chi parla come se fosse un genio del crimine internazionale… e poi si tradisce da solo per 3 spicci.
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