Distributore di carburante.
Giornata tranquilla, di quelle in cui fai il tuo, pulisci, sistemi, qualcuno arriva, fa benzina, paga e se ne va. Routine.
A un certo punto arriva lui.
Entra nel piazzale come se stesse facendo un pit stop in Formula 1, inchioda la macchina più o meno in mezzo, in una posizione che definire “creativa” è generoso.
Scende.
Non spegne quasi nemmeno il motore.
Arriva al bancone, mi lancia le chiavi — proprio lanciate — e mentre già sta girando sui tacchi, sgusciando via come un’anguilla, urla:
“Lavamela che vado al bar!”
E sparisce.
Io resto lì.
Con le chiavi in mano.
A guardare il vuoto.
Silenzio.
Guardo la macchina.
Guardo il piazzale.
Guardo il cielo, nel caso ci sia qualche risposta anche lì.
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