Lavoro in un negozio di abbigliamento per bambini.
Colori pastello alle pareti, manichini alti un metro, musica allegra in sottofondo e quell’odore misto di cotone nuovo e carta velina.
Un pomeriggio entrano due signore. Una parla, l’altra annuisce. Dinamica chiarissima.
«Buona sera.»
«Senta, vorrei fare due regali ai miei nipoti.»
«Bene!» sorrido. «Maschietti o femminucce? Quanti anni hanno?»
La signora mi guarda come se le avessi chiesto il codice del bancomat.
«Perché?»
«Per consigliarle meglio la taglia e il modello, signora.»
Silenzio sospettoso.
L’amica interviene sottovoce: «Dille quanti anni hanno…»
Dopo qualche secondo di interrogatorio soft riesco a ottenere le informazioni base:
uno ha dieci anni, l’altro sette. Sono fratelli.
Bene. Ottimo. Almeno questo.
Cominciamo a guardare i completi. Io propongo qualcosa di sportivo per il più grande: felpa blu, jeans comodi. Per il più piccolo qualcosa di più vivace.
La signora però si lascia sedurre da un completo rosso acceso con dettagli in tulle, brillantini e una gonna che sembra uscita da una festa di carnevale.
«Questo è bellissimo!» dice entusiasta.
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