E lì, amici miei, qualcosa si spezza dentro di me.
Non la cialda.
Proprio la mia pazienza.

La fisso. Gelato in mano, come un microfono in una scena teatrale.
Dieci secondi buoni. Silenzio totale. Lei continua a parlottare a mezza voce, ma io non muovo un muscolo. Solo occhi negli occhi. Come un duello psicologico in un film western.

Poi, molto lentamente, come in slow motion, faccio ruotare il cono su sé stesso.
Piano. Lentamente. Tipo rotazione della Terra ma più drammatica.
Un giro completo di 180°.
Ora il pistacchio che era a sinistra è a destra. E la fragola che era a destra è a sinistra.
Sempre fissandola dritta negli occhi, senza cambiare espressione, le chiedo, con la voce più neutra del mondo:
“Intendeva così?”