Si presenta una signora, direi sui 40, vestita da jogging ma con l’aria da “questa cena è importante”, telefono in mano, occhi sempre altrove.
— “Vorrei 6 porzioni di chicken nuggets.”
— “6 porzioni da 6 o una porzione da 6?”
— “No, no, 6 porzioni.”
— “Perfetto, sono 18,90.”
Lei alza lo sguardo, strizza gli occhi.
— “Così tanto?”
— “Sì, una porzione da 6 pezzi costa 3,15. Per sei porzioni fa 18,90.”
— “Ah, ok.”
Paga col bancomat senza dire una parola.
Davanti a lei c’è già una cliente che ha visto tutta la scena, si sposta di lato e resta a guardare, come chi intuisce che sta per succedere qualcosa di buono.
Io faccio l’ordine, consegno il numero d’attesa. Tutto regolare.
Dopo pochi minuti l’ordine è pronto.
La cliente torna al banco.
— “Le vuole tutte insieme o separate?”
— “Tutte insieme.”
Perfetto. Prendo una scatola bella grande, ci metto dentro 36 nuggets, belli ordinati, dorati, appena usciti.
Mentre li sto sistemando nel sacchetto, lei mi guarda come se le avessi servito un criceto fritto.
— “Ma no… io volevo solo 6 nuggets!”
Mi fermo. La cliente di prima spalanca gli occhi.
— “Le ho chiesto se voleva 6 porzioni o una porzione da 6, e lei mi ha detto 6 porzioni.”
— “Ma non era quello che volevo!”
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