Mi sto godendo due minuti di tregua prima del giro delle 17, quando si avvicina una signora trafelata, cappello assente e tono da interrogatorio:
— “Scusa, ho lasciato un cappello su uno dei tavoli ed ora non lo trovo.”
— “Capisco, quando l’ha visto l’ultima volta?”
— “Intorno alle 12:30.”
La guardo. È passato un quarto di giornata. Ma capita.
Vado in cassa, chiedo. Niente. Bar? Nulla. Ai colleghi? Nessuno ha visto un cappello. Nessuna consegna, nessun ritrovamento.
Torno da lei.
— “Mi dispiace, ma non è stato consegnato alla struttura.”
E lì parte.
— “E ora io che faccio?”
— “Può provare a chiedere a qualcuno che era seduto vicino, magari l’ha visto o raccolto.”
— “Sì, ma voi?”
— “Noi?”
— “Sì, voi! Che ci state a fare? Uno lascia una cosa ai vostri tavoli e voi non ve ne accorgete?”
La guardo.
Cerco di mantenere il tono pacato.
— “Credo che lei abbia lasciato il cappello su un tavolo del bar. Sono tavoli liberi, chiunque può sedersi, anche chi non consuma. Se fosse stato uno dei nostri del ristorante, coperti e serviti, lo avremmo sicuramente notato.”
Lascia un commento