“Hai telefoni usati?”
Buonasera anche a lei…
“Sì, certo.”
Erano quasi le otto, serranda a metà, luci già “modalità stiamo chiudendo”, e io con quella stanchezza da fine giornata che ti rende più lento ma anche stranamente lucido su certe cose.
Entra lui, diretto, zero preamboli, energia da “decido io come funziona il mondo”.
Si guarda intorno due secondi, indica una vetrinetta.
“Questo quanto costa?”
“250 euro.”
“Lo prendo a rate.”
Io annuisco, professionale.
“Perfetto, allora serve: ultima busta paga, codice fiscale, documento e IBAN.”
Lui mi guarda. Silenzio. Testa leggermente inclinata.
“Ma io pensavo di poter portare i soldi personalmente un po’ alla volta.”
…mai visto in vita mia.
Lo guardo un secondo, giusto per capire se sta scherzando. Non sta scherzando.
“Certo, si può fare anche così…”
pausa
“…ma ovviamente il telefono lo prendi quando hai finito di pagare.”
Lui sgrana gli occhi, come se gli avessi appena spiegato che l’acqua è bagnata ma non fosse d’accordo.
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