I clienti e i nomi.

Spesso i clienti – non chiedetemi il perché – hanno difficoltà a dire il nome di alcuni prodotti, nonostante siano bombardati dalle relative pubblicità, e quindi dovrebbero conoscerli.

Ecco alcuni casi che mi sono venuti in mente.

“Scusi, avete i sofficini al pesce?”
Voleva i bastoncini di pesce.

“Scusi, avete i minchietti?”
In realtà voleva i michetti.

In farmacia:
“Scusi, vorrei i – segue rumore di schiarimenti di gola – in scatola da 18?”
Voleva il Moment Act, solo che invece di dire “Act”, sembrava volesse fare altro.

“Scusi, dove trovo la nionese?”
Ovviamente voleva la maionese.

“Vorrei tre etti di bisavola (o brisavola).”
E invece voleva la bresaola.

“Scusi, li avete quei cosi per pulire?”

“Vorrei del latte a lunga conversazione”.

“Ce l’ha la pasta senza glutei?”

“Vorrei due etti di salame di gatto”.
In realtà voleva il salame felino.

“Lo avete il golfino?”
Voleva il golfetta.

“Lo avete il pipi da drié?”
Caprice de dieux, ovviamente.

“Vorrei lo stambecco d’oro”.
Che poi è un camoscio, quindi…

“Vorrei la bamba”.
Panna, da cucina, in questo caso.

“Vorrei tre etti di porca”.
Porchetta.

“Avete la cosa morta?”
Soppressa veneta, ma la stessa domanda me l’hanno fatta anche per la coppa.

“Vorrei il tottex”.
Scottex.

“Vorrei il coso lungo che si succhia”, detto da una giovane ragazza.
Voleva il calippo.

“Dove trovo i cosi che si suonano?”
Erano i Flauti.

“Voglio il culo!”
Richiesta di un cliente che voleva un fondo di cotto per il cane.

“Tipico tipo tappo tapioca tieca”.
Cliente che cercava di farmi la supercazzola.

“Vorrei due etti di scorreggione di mona”.
In pratica il puzzone di Moena.

“Vorrei un gnogno”.
Cliente che cerca di fare il simpatico non riuscendoci.

“Tre etti di caccole di patate”.
In realtà si chiamavano “chicche” di patate, ed erano una specie di gnocco piccolo.

“Tre uova di struzzo!”
Cliente che leggendo male la lista della spesa stava mescolando le uova e lo strutto.

“Ce li hai i cosi che cosano?”
Ancor oggi questa domanda mi turba.

“Voglio la figa”.
Cliente che sbaglia il nome del formato di pane che chiamavamo “spiga”.

“Due cazzer”.
Formato di pane che in realtà si chiama “kaiser”.

“Vorrei due zoccoletti morbidi”.
Prendo le ciabattine, che non sono altro che la versione morbida dello zoccoletto.
“No, non le ciabattine”.
In velocità cambio il cartello e gli faccio vedere che nella cesta c’erano “zoccoletti”.
“Ah, ok, avevo visto male!”

“Voglio lo scagazzone!”
Ed invece voleva lo squacquerone.