Lavoro al banco in un bar di aeroporto.
Già questo dovrebbe bastare come avvertimento.
È una dimensione parallela, una terra di mezzo dove il fuso orario è mentale, la pazienza evapora e l’educazione viene imbarcata nel bagaglio da stiva… che poi non arriva mai.
È la sagra del disagio e della maleducazione. Tutti i giorni. Senza eccezioni.
La mattina apriamo al pubblico alle 4:30.
Alle 4:10, mentre stiamo ancora finendo di sistemare il banco, entra lui.
— Scusi, a che ora aprite?
— Alle 4:30, manca poco.
— Ok, grazie.
Perfetto. Conversazione conclusa.
Passano due secondi netti. Due.
Io sto sistemando i soldi in cassa, concentrata, ancora tecnicamente non aperta.
— Io voglio fare colazione ora, me le dà due paste?
Lo guardo.
Non rispondo.
Non perché sono maleducata.
Perché in quel momento il mio cervello sta scegliendo tra ridere, piangere o lanciare la cassa automatica.
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