Negozio di parrucchiere.
Ore 8:20 del mattino.
Sto aprendo. Serranda appena alzata, luci che si accendono una alla volta, cervello ancora in modalità risparmio energetico.
Alle mie spalle sento dei passi.
Mi giro.
C’è una signora.
In braccio tiene un barboncino bianco, pettinato meglio di me, avvolto in una copertina come un neonato.
“Buongiorno, signora. Mi dica pure…”
“Buongiorno. Vorrei fermarmi per un taglio, se è possibile.”
“Certo,” rispondo con il sorriso professionale del mattino presto. “La faccio aspettare solo un attimo che apro e mi cambio. Appena arriva la titolare le facciamo lo shampoo.”
La signora mi guarda.
Inclina la testa.
Poi dice, tranquilla:
“Ah no no, non è per me. Ma per lei.”
E indica il cane.
Io guardo il cane.
Il cane guarda me.
Siamo entrambe confuse.
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