Ricordi di una lavandaia sull’orlo di una crisi di nervi.

La Pedana

Ci portano una pedana da bagno, talmente sporca che era impossibile risalire al colore originale. Ovviamente prima la laviamo a secco per igenizzarla, poi con acqua (almeno 3 volte) per farla tornare del suo colore originale, un bel celeste. La ragazza del turno del pomeriggio per farla tornare come nuova e rialzare il pelo, che a causa dello sporco e l’averci camminato sopra era tutto schiacciato ed attaccato, la pettina con quelle spazzole in ferro da cane, facendola tornare nuova come appena comprata, morbida al tatto.
Arriva il momento del ritiro. Si presenta un signore. Prendo la pedana e la porto sul bancone, lui la fissa e dice:
“Questa non è la mia. La mia è di un altro colore.”
Ovviamente avevo la risposta sulla punta della lingua.
Mi giro e vedo mia madre nella stanza a fianco con il fumo che le esce da narici e orecchie, stile toro da arena, mentre si morde la lingua.
Rispondo al signore:
“È l’unica pedana che abbiamo in negozio, non ne abbiamo altre.”
Lui mi fissa e poi dice:
“Ah, se lo dice lei… Ma il pelo mi sembrava più raso.”
Respiro e rispondo:
“Ovvio, ci avete camminato sopra e l’avete schiacciato, lavandolo e spazzolandolo l’abbiamo rialzato per ridargli l’aspetto originale.”
“Se lo dice lei…”
“Sì, lo dico io.” Ribatto con tono che non ammette repliche.
Quando è uscito, mia madre mi ha detto:
“Ma da quanto non la lavavano questi mer***i da non ricordarsi il colore originale?!”