Lavoro in un centro estetico.

Ero in cabina con una cliente, concentrata a rifinire una cuticola con la precisione di un chirurgo, quando suona il campanello.
Quel suono secco, improvviso, che ti fa sempre alzare gli occhi al cielo perché sai già che non sarà mai una cosa veloce.

“Un attimo solo”, dico alla cliente, cercando di non rovinare il lavoro appena fatto.

Esco dalla cabina, ancora con i guanti, e vado verso l’ingresso.

Davanti a me c’è una donna mai vista prima, sulla sessantina. Cappotto chiuso fino al collo, borsa stretta sotto il braccio, sguardo di chi è già pronta a non essere d’accordo con qualsiasi cosa tu stia per dire.

“Buongiorno signora”

“Buongiorno, fai le unghie col gel?”

“Sì, certamente”

“Quanto costa?”

“30 euro”

Fa una pausa. Una di quelle pause cariche, teatrali. Mi guarda come se le avessi appena detto una cifra completamente fuori dal mondo.

“Così tanto?”

“Signora il prezzo è questo…”

“No perché quella che me le faceva in casa mi faceva meno!”

Annuisco lentamente. Dentro di me parte il solito monologo.