Libreria. Martedì pomeriggio.
L’aria condizionata ronza piano, io sto cercando di convincere un mucchio di segnalibri ribelli a stare in ordine. La porta si apre di colpo: entra una mamma trafelata. Capelli spettinati in stile “ho corso dietro a un bus e ho perso”, borsa che sembra contenere l’intero guardaroba invernale della famiglia, sguardo da “se non risolvo subito questa missione, a casa scoppia una guerra nucleare”.
Con passo deciso si avvicina al bancone e senza respirare spara:
«Mi serve urgentemente il diario di Anna FrEnk.»
Io, con la calma zen che solo un part-time malpagato può dare, rispondo:
«Certo signora, Anna Frank, è nella sezione scolastica, arrivo subito.»
Lei si irrigidisce, fa una smorfia come se le avessi detto “carbonara con panna e wurstel” e ribatte, con tono da maestrina delle elementari in sciopero:
«Comunque… non per correggere, eh… ma si pronuncia FrEnk. Così la prossima volta fai bella figura.»
Lascia un commento