Premessa: lavoro al bancone con un collega che, per velocità, potrebbe tranquillamente gareggiare con un bradipo sonnacchioso. Io servo venti persone mentre lui ne smaltisce tre.
Per capirci: un cliente mi chiede bibita, popcorn e caramelle? Io digito sulla cassa mentre già verso la bibita, preparo i popcorn e riempio il sacchettino di dolciumi. Alla fine, cassa e via.
Lui invece fa tutto con calma certosina: inserisce l’ordine intero in cassa, lo ripete al cliente, prepara UNA cosa alla volta, torna in cassa, ricontrolla, ripete tutto un’altra volta e… solo alla fine si degna di battere lo scontrino. Una poesia. Lenta.

Ma veniamo al punto.
Quel giorno siamo io e lui in cassa. Io vado spedita, lui arranca come sempre. Arriva una coppia.
Sorrido, pronta: “Salve, posso aiutarvi?”
L’uomo mi blocca con un gesto della mano.
“No, no. Voglio essere servito da un inglese, non da una straniera.”

Lo dice forte, convinto che tutta la sala si sarebbe unita al suo pensiero. Invece no: gelo improvviso. La fila lo guarda come si guarda qualcuno che ha appena starnutito in faccia a tutti senza mettere la mano davanti. La moglie diventa rossa come un semaforo acceso, visibilmente imbarazzata.