Turno di cassa. Pomeriggio.
Caldo appiccicoso, fila infinita, carrelli pieni come se dovessero sfamare un battaglione intero. Io scansiono prodotti in modalità pilota automatico, il bip della cassa che rimbalza nel cervello come un mantra ipnotico.
Ed eccolo.
Signore sulla sessantina. Aria convinta, ma con quello sguardo da “sono entrato qui dentro e non ricordo perché”.
Appoggia sul nastro due bottiglie d’acqua, mi fissa e domanda, serissimo:
— «Senti, ma quest’acqua è naturale o frizzante?»
Io, con la prontezza di chi l’ha detto ormai migliaia di volte:
— «È effervescente naturale.»
Silenzio.
Lui mi fissa. Lungo. Come se avessi appena recitato un passo in sanscrito.
Poi, con tono accusatorio:
— «Quindi?»
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