sono abituata che il supermercato xxx chiuda alle 21:30.
è una certezza granitica nella mia vita, tipo il fatto che il latte finisce sempre quando serve o che il carrello ha sempre una ruota storta. quindi non controllo mai gli orari. mai. vado a memoria, e la memoria dice: tranquilla, sei in tempo.
domenica sera.
ore 20:35.
parcheggio serena, scendo dalla macchina con la determinazione di chi deve entrare, prendere quattro cose “al volo” e uscire in cinque minuti (spoiler: mai successo in vita mia). prendo il carrello con un gesto deciso e parto.
io non cammino: sfrecchio.
direzione porte automatiche.
velocità stimata: 120 km/h.
testa bassa, obiettivo chiaro, zero distrazioni.
mentre passo davanti all’ingresso, uno di quei signori che chiedono l’elemosina si ferma, mi guarda e dice qualcosa. io vedo solo le labbra muoversi.
“signò, è chiuso.”
io, convintissima che stia solo cercando di rallentarmi per attaccare discorso o chiedermi soldi, non capisco una parola (sono sorda) e tiro dritto come se fossi in missione.
lui insiste:
“rallenti signò, è chiuso!”
a quel punto lo guardo meglio, provo a leggere il labiale, ma lui biascica e io sono sorda e, soprattutto, sto andando troppo veloce per elaborare qualsiasi concetto complesso. quindi mi convinco che stia parlando con il gruppetto di signori dietro di me.
29 Marzo, 2020 alle 5:19 pm
Quindi lei alle 20:30, sapendo che il supermercato chiude alle 20:35 ci va lo stesso??
È per questo che non dovrebbe andare più in quel supermercato, e non per il carrello contro la porta!
25 Giugno, 2024 alle 12:52 pm
Leggi meglio le prime due righe! 😉