sono in negozio, turno normale, giornata apparentemente tranquilla. sto sistemando delle scatole quando si avvicina una signora con l’aria di chi ha una domanda semplice, di quelle che risolvi in dieci secondi.

mi guarda e fa:
“senta scusi, avete anche le macchinette del caffè?”

io, felice dentro. finalmente una domanda facile.
mi giro leggermente e indico il lato destro del negozio, dove un’intera parete è letteralmente tappezzata di macchine del caffè. grandi, piccole, automatiche, a capsule, a cialde, super tecnologiche e quelle che sembrano uscite da una cucina anni ’80. tutte perfettamente allineate, divise per marca, modello e fascia di prezzo.

con il mio miglior tono da persona disponibile rispondo:
“certamente signora! come può vedere ce ne sono di diversi modelli… guardi pure!”

le faccio proprio il gesto ampio con la mano, quello da presentazione ufficiale, tipo televendita.

lei mi guarda.
fa una smorfia.
scuote la testa.

“nooo! non ha capito!”

e già lì capisco che non andrà bene.

“io non voglio comprarla. volevo sapere se potevate prestarmene una per due o tre giorni… al massimo quattro.”

io smetto di sorridere.
ma solo dentro. fuori resto immobile.

lei continua, sempre più convinta:
“perché mio figlio l’ha comprata su internet e stiamo aspettando che ce la consegnano… dopo le feste.”