Si avvicina al banco una signora, passo deciso, sguardo investigativo. Non guarda: ispeziona. Prende in mano un oggetto, lo rigira, lo osserva controluce come se nascondesse un segreto di Stato, poi commenta a voce abbastanza alta da coinvolgere tutto il negozio.
“Mah… questo è carino, però è troppo caro.”
Due passi più in là.
“Questo invece è brutto.”
Un altro oggetto.
“Questo è carino ma non vale quello che costa.”
Io sorrido, annuisco, faccio quei versetti di approvazione che si fanno quando sai già che non comprerà nulla. Ma lei continua. Ogni cosa che tocca ha un difetto, un prezzo sbagliato, una dimensione sospetta. È un monologo critico degno di un talent show.
Dopo almeno dieci minuti di questo tour guidato dell’insoddisfazione, finalmente si ferma. Ha scelto. Una decorazione da appendere fuori dalla porta. La solleva con aria dubbiosa e chiede:
“Questi sono quelli da appendere fuori dalla porta?”
“Sì, li può appendere fuori al posto della ghirlanda. È più piccolo, meno invasivo. Lo può appendere con un chiodino.”
Ed è lì che il destino decide di mettersi comodo.
Lascia un commento