Fra colleghi ci si conosce, fra clienti… ci vuole solo tanta, tanta pazienza.
Soprattutto con i “pazienti impazienti”.
Era il periodo delle mascherine obbligatorie ovunque: dentro, fuori, di lato. Respiravi col filtro anche se eri chiuso nel bagno del retro. Ci si adattava, anche se sembrava di lavorare 8 ore con un guinzaglio sul naso.
Una mattina entra lui.
Cinquanta e qualcosa, passo deciso, aria da “ne so io, ma in modo vago”. Quelli che parlano sempre a voce alta, come se ti facessero un favore solo a varcare la soglia.
In mano: una ricetta piegata a metà.
Segnale chiaro: “ho già fatto il giro, adesso tocca a te convincermi”.
— «Buongiorno, posso aiutarla?»
— «Sì, devo fare delle lenti progressive. Ho qui la ricetta. Posso vedere delle montature?»
Lo accompagno con calma. Gli mostro varie montature: in offerta, fuori offerta, leggere, colorate.
Si impunta su una in saldo a 100 euro.
Poi mi chiede un tipo di lente ben preciso, fascia medio-alta, marca conosciuta.
Faccio i conti:
Montatura 100.
Lenti 200.
Totale 300.
Gli spiego con calma. Ci sono alternative più economiche, ma se vuole proprio quelle, il prezzo è quello.
E lì, BOOM.
Scoppia:
— «Seeeee, ma guarda che da n’altra parte, per tutto ’sto lavoro, mi hanno chiesto 100 euro!»
Io lo guardo. Mezzo confuso, mezzo rassegnato.
— «Mi scusi, ma con questa montatura e queste lenti è impossibile. Solo le lenti costano più del triplo.»
E lui insiste, con lo sguardo di chi ha appena scoperto il complotto mondiale degli ottici:
— «E io ti dico che da un’altra parte me lo fanno! Stesse lenti, stessa montatura, tutto a 100 euro.»
Io, calmo, respiro:
— «Va bene, vada pure da loro. Beato lei se trova un’offerta simile. Io però glielo dico: a questi prezzi ci si rimette, e chi lavora da 25 anni nel settore certe furbate le annusa da lontano.»
E lì parte il pippone filosofico.
— «Ma io lo so come funziona il mercato, eh! Tu devi attirare la clientela, devi lavorare in perdita per farti pubblicità, devi aiutare la gente, non pensare solo ai soldi, ehhhh…»
Un flusso di parole vuote. Io intanto conto mentalmente le viti delle montature: almeno loro hanno una logica.
Poi, scena madre:
— «Vabbè, ho capito che non vuoi vendere. Ciao ciao.»
Ed esce.
Due minuti e mezzo dopo…
La voce gli arriva prima del corpo:
— «Seeeeeenti, ma posso farti una domanda?»
— «Mi dica pure.»
— «Ma come fate a stare tutto il giorno con la mascherina qua dentro? Io non respiro più!»
E lì mi scappa.
— «Allo stesso modo con cui sopporto le sue minchiate. È dura, ma ci si fa l’abitudine.»
Sotto la mascherina sorrido.
Lui no.
Si trasforma.
— «Ma come ti permetti! Mi stai dando del bugiardo!?»
— «Mi scusi, ma lei è entrato con prezzi inventati, ha citato un concorrente che conosco, ha fatto perdere tempo a me e ai clienti in coda… e ora fa la vittima?»
— «Ottica Tizio lo fa! Chiedi a lui! Ti serve aggiornarti!»
Io mi siedo. Prendo il telefono.
— «Che fai ora?»
— «Chiamo Ottica Tizio. Ce l’ho in rubrica. Gli chiedo se ti ha davvero fatto quella proposta, così magari gli faccio pure i complimenti.»
Sbianca.
— «No no no, ma aspetta… c’è un malinteso. Io non volevo le progressive… io intendevo altre lenti, sì, ma non quelle, le altre… Ma sei proprio suscettibile, eh!»
Certo. Le altre.
Le lenti fantasma da 100 euro.
Alla fine si ridimensiona: voleva un semplice occhiale da vicino.
Classico tentativo di finta confusione, sperando di scroccare le lenti belle e rigirare la frittata.
Lo servo, senza sconti e senza convenevoli.
Paga, bofonchia che sono stato “poco educato”.
Io:
— «Anche dire troppe minchiate e far perdere tempo alla gente è segno di scarsa educazione.»
Se ne va, finalmente.
Appena esce, il collega dal laboratorio si affaccia:
— «Quello torna, eh.»
— «Sì. Ma la prossima volta ci metto direttamente la scritta sul vetro:
“Occhiali sì. Teatro no.”»
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