Bar pasticceria, lunedì mattina, ore 7:48.
Il momento in cui il banco è appena sistemato, le paste brillano come gioielli sotto la luce dei faretti, e la macchina del caffè ti guarda con compassione, già consapevole che da lì a pochi minuti verrà spremuta peggio di un limone sotto uno spritz.

Entra lei.
Tacchi decisi, rossetto perfetto, aria da “sono in ritardo ma non rinuncio a fare scena”. Si pianta davanti al banco, osserva i cornetti con lo sguardo di chi sta scegliendo il destino dell’umanità.

«Buongiorno, signora. Posso esserle d’aiuto?»
«Vorrei un cornetto e un caffè d’orzo.»

Fin qui tutto liscio.

«Il croissant come lo vuole?»
«Che gusti ci sono?»