Sono in cassa, giornata lunga ma tranquilla, fino a che si avvicina questa coppia — avranno avuto sui 65, forse 70 anni. Eleganti, curati. Lei davanti, lui tre passi dietro, con quella faccia da “non so dove sono, ma tanto comanda lei”.

Lei arriva col portafoglio a libro, quelli belli grossi che si aprono come una cartelletta d’ufficio. Lo sfoglia con finta lentezza, tira fuori la carta di credito come fosse una reliquia e me la mostra tutta fiera.

Con un mezzo sorriso da superiorità assoluta fa:
«È capace di farla funzionare? Basta apooggiarla, lo sa come funzionano?»
(Lo dice proprio così: “apooggiarla”, con una “o” in più.)

Io, paziente:
«Certo, signora.»

Lei alza un sopracciglio:
«COME FA A SAPERLO?»

Resto un attimo spiazzato, ma rispondo con la calma dei giusti:
«Ormai sono tutte così, è un sistema molto comune.»

Lei fa un sorrisetto ironico, come se stesse partecipando a un quiz e io avessi appena sbagliato clamorosamente.
«Seeeee tutte… Questo è un sistema nuovo, me l’hanno data prima. È diversa, questa.»