Era un pomeriggio tranquillo nel negozio di scarpe e abbigliamento. Le luci calde facevano brillare le vetrine, le scarpe allineate sembravano in parata e i cappotti, ordinati per colore, davano un senso di ordine quasi rassicurante. Io e la mia collega stavamo sistemando una pila di maglioni che, inspiegabilmente, si disfaceva da sola ogni volta che una cliente la sfiorava.
Entrò una signora sulla sessantina, capelli cotonati, rossetto deciso e un’aria determinata. Si guardò intorno con attenzione, come se stesse valutando non tanto la merce, quanto noi.
Si avvicinò al bancone, sorridendo.
“Ma la signorina ti appartiene?”
Rimasi un attimo interdetta. La collega al mio fianco stava infilando dei cartellini sui sandali nuovi e sollevò lo sguardo, sorpresa quanto me.
(Voleva sapere se, per caso, io e la collega sopracitata fossimo parenti.)
“No.” risposi semplicemente, cercando di capire dove volesse arrivare.
La signora fece un cenno con la testa, come se avesse appena escluso una teoria importante.
“Ah, ecco. Perché vi somigliate un pochino… o forse no. Ma è una lavoratrice fissa qui?”
“Sì, certo,” risposi, mentre la collega accennava un sorriso professionale.
24 Gennaio, 2021 alle 1:49 pm
Mi ricorda qualcuno…
Entra una signora in negozio con tanto di prole (uno ma che faceva per 3000) e, dopo essere riuscita a staccarlo dalle librerie a parete, mi metto con lui a giocare.
Nel frattempo la genia pensa bene di informarci di tutti i malanni del demone, compresa la 5a o 6a malattia ancora in atto. E comincia ad elencare i soggetti a cui non deve avvicinarsi (ma sei scema? Deve stare in quarantena non lui si e lei no!) al che, di scatto mi allontano e lei mi guarda compassionevole e mi fa: tesoro se sei incinta il tuo posto è a casa con tua madre, non a lavorare. Le rispondo che sono cardiopatica non incinta e lei, alla capa: “ma ti fa bene agli affari prendere una qualunque che sembra pure incinta tanto è storta?” Meno male che la capa quella volta mi ga difesa