Banca.
Causa emergenza Covid, per evitare assembramenti, da ormai 3 mesi si possono svolgere operazioni all’interno della filiale solo su appuntamento telefonico; la clientela è stata avvisata con SMS, mail e lettere.
Ore 8:20
Una signora suona il campanello, l’accolgo dicendole: “Buongiorno, signora, doveva prendere appuntamento.”
Ma io l’ho preso!
Non mi risulta, veramente…
Io ho preso l’appuntamento!
Dato che il primo cliente di giornata non è ancora arrivato, faccio comunque accedere la signora, che, appena entrata, alza la voce: “Non mi prenda in giro! Io ho preso l’appuntamento!!”
Signora, io la servo, ma l’appuntamento è necessario perché io ho una scaletta da risp…
Io ho preso l’appuntamento con l’altra signora, l’altra signora alla cassa!
Ci sono solo io in cassa.
Io ho parlato ieri con l’altra signora!
Fisso io gli appuntamenti di cassa.
Ho parlato con un’altra. Un’altra!! comincia a guardarsi in giro, spaesata e urla sempre più “SIGNORA! SIGNORA! SIGNORA!”
Esce dal suo ufficio la mia direttrice, ad ora l’unica figura femminile in filiale: “Signora che succede?”
IO HO PARLATO CON LEI! HO PRESO APPUNTAMENTO CON LEI!!
No.
IO NON PRENDO PER IL CULO NESSUNO! IO HO 60 ANNI! FACCIO LA CHEMIO! SE VI DICO CHE HO CHIAMATO, È VERO!!
Guardi, signora, il mio collega adesso la serve e risolviamo tutto.
NO NO NO! IO NON PRENDO PER IL CULO NESSUNO! Guardi il mio cellulare, c’è la chiamata di ieri!!
La cliente, ormai paonazza, estrae dalla tasca il cellulare e lo mostra alla direttrice, che le risponde: “Non conosco questo numero.”
La signora orienta il telefono verso di me, che le rispondo: “Questo non è il nostro numero.”
Le mostro un elenco delle filiali di zona, col nostro numero corretto.
Incredula e ancor più spaesata, la cliente preme il tasto verde del suo telefono: la chiamata parte, ma i nostri telefoni non squillano.
Impietrita, basita e senza parole, la cliente arretra di due passi.
Quando sembra finalmente aver preso coscienza, prende fiato e ricomincia a urlare: “È IL NUMERO DEI VOSTRI COLLEGHI DELL’ALTRA FILIALE DI CANNOLICCHIO DA TORTELLINO!!”
Guardo l’elenco e la correggo: “Veramente non è nemmeno il loro numero.”
Rimane stranita: “Allora chi mi ha risposto?”
Non ne ho idea, signora.
Finalmente svolgo la semplice operazione, durata meno della discussione.
La cliente esce, scusandosi sottovoce, livida e scura in volto.
Con la certezza che chiuderà il conto per l’incapacità di accettare di avere torto.