Non sono più una commessa da metà anno.
Per mille ed un motivo ho dovuto abbandonare quel tipo di professione, fatta di vetrine illuminate e clienti che almeno ti guardavano negli occhi. Ho trovato impiego in un ufficio molto particolare… un ufficio che anche ieri sera ha lavorato fino a mezzanotte: assistenza bancaria.
Un open space al terzo piano, luci al neon sempre troppo bianche, l’aria che sa di caffè ristretto e pazienza stiracchiata.
Colleghi della sezione prevenzione e frodi, i colleghi dell’ufficio blocchi e noi dell’assistenza POS e Internet banking. Tre trincee diverse, stessa guerra: il panico finanziario delle 22 passate.
Ore 22:20.
“Assistenza IB, buonasera, sono Tatiana, come posso esserle utile?”
“Mi devi dire perché non accedo!”
(No ma buonasera anche a te.)
“Signora, dopo le verifiche mi risulta abbia errato diverse volte la password d’accesso e l’utenza risulta bloccata.”
“Eh. Dammene un’altra!”
“Mi spiace, ma il compito della riemissione di PIN e password è in capo unicamente alle filiali per motivi di sicurezza.”
“E allora tu a che cosa servi?”
E io servo. Eccome se servo.
Servo a prendermi la frustrazione di chi ha cliccato “password dimenticata” cinque volte convinto che il sistema prima o poi si stanchi e ceda.
Servo a spiegare che no, non è “colpa della banca” se la data di nascita del cane non coincide con quella impostata nel 2017.
Servo a dire “capisco il disagio” anche quando dall’altra parte sento il rumore di un telecomando scagliato sul divano.