Ore 19:45.
Parte il primo annuncio:
“Gentili clienti, vi informiamo che il punto vendita chiuderà alle ore 20. Vi invitiamo a recarvi alle casse.”

Ore 19:50.
Secondo annuncio. Tono leggermente più deciso.

Ore 19:55.
Terzo annuncio. Questa volta con quella sfumatura passivo-aggressiva che solo gli altoparlanti dei supermercati sanno avere.

Ore 20:00.
Sipario. Le serrande iniziano a scendere con quel rumore metallico che sa di “fine dei giochi”. Le luci si abbassano, i reparti si svuotano, le casse chiudono una dopo l’altra.

Ore 20:05.
Mentre ci dirigiamo verso l’uscita dipendenti, già mentalmente a casa sul divano, lo vediamo.

Lui.

Il genio di Natale.

Fermo davanti alla panetteria.

Panetteria che ormai era al buio pesto. Ceste vuote. Banco desolatamente libero. Nemmeno una briciola a fare compagnia. Il pane fresco era finito da un pezzo, superstite solo qualche confezione triste e impilata nello scaffale laterale.

E lui… lì. Immobile. In attesa.

Mosso da un misto di compassione e incredulità, il signore delle pulizie — che aveva già passato lo straccio tre volte nello stesso punto — si affaccia dal retro e gli dice con gentilezza:

“Guardi che non c’è più pane fresco, le ragazze sono andate via.”