OK Market
Odio fare la spesa; anche prima della chiusura forzata ci andavo meno spesso possibile, facendo ogni volta spese consistenti.
Comunque, sono passate quasi due settimane dall’ultima volta che ci sono andata, per cui prendo la macchina e mi reco al piccolo supermercato più vicino a casa mia.
Cerco sempre di andare il più presto possibile, a ridosso dell’orario di apertura, in modo da evitare le code.
Alle 8:00 sono davanti all’ingresso, ma vengo comunque invitata ad attendere sulla porta, in quanto dentro al negozio sono già presenti cinque clienti.
Non mi lamento, so che il locale è piccolo. In più, vedo che in coda alla cassa ci sono già due persone, dunque realizzo che sarà un’attesa molto breve.
Infatti, nemmeno un minuto e la cassiera mi fa segno di entrare.
Conosco bene il negozio, so già dove si trovano le cose che mi servono e ho una lista dettagliata e ordinata, per cui so che non ci metterò molto per reperire le mie scorte ed uscire.
Dieci minuti più tardi, sono alla cassa.
Mentre sistemo le mie cose sul nastro, il più velocemente possibile e contemporaneamente cercando di non rompere le uova per la frittata prima di raggiungere la cucina, vedo un uomo avanzare a passo deciso verso la cassa.
Cerco di velocizzarmi ancora di più, anche se la combo mascherina-occhiali mi appanna la vista e quasi non veda cosa sto facendo.
Notando che l’uomo non accenna a rallentare, la cassiera gli chiede gentilmente di fermarsi in prossimità della linea gialla, segnalata a terra.
Ma l’uomo non accenna a fermarsi, praticamente sta per caricarmi come un toro a San Firmino.
Nel mentre, terminato di caricare le merci sul nastro, avanzo fino all’altro lato della cassa e inizio a imbustare con la rapidità di un veterano del Tetris.
La cassiera ripete, alzando la voce: “Te lo dico tutte le volte: fermati sulla linea!”
Dunque, penso, il signore non è nuovo a questa abitudine. Dal tono si evince che la cassiera è tristemente abituata a tali episodi di sordità selettiva e il modo in cui stringe gli occhi ricorda molto quello di mia madre nel momento in cui prendeva la mira con la ciabatta.
A questo punto, l’uomo, abbassando la mascherina sotto il mento, sbotta: “Eh, ma questa qua ci sta mettendo una vita!”
Ho in mano un barattolo di Nutella e, per un nanosecondo, valuto l’ipotesi di sacrificare molti spuntini per beccarlo in mezzo agli occhi.
Ma la cassiera, eroina dei nostri giorni, mi precede: “Ci sta mettendo una vita perché viene da noi una volta ogni quindici giorni e ogni volta ci svuota gli scaffali, non come qualcuno che viene tutti i giorni per un etto di prosciutto. E tirati su la mascherina!”
Eh, ma tanto la mascherina non serve…
Serve, invece. Se non altro a non farti dire tante stronzate.
L’uomo, sconfitto, tace.
La cassiera ed io ci guardiamo, e anche se ha la mascherina so che sta sorridendo.