Anni fa ho lavorato come promoter per l’alimentazione secca per cani e gatti.

Di quelli piazzati nei corridoi del supermercato con il banchetto, il sorriso di ordinanza e la missione nobile di spiegare la differenza tra pollo disidratato e proteine nobili a chi, in realtà, vuole solo prendere il sacco in offerta e scappare.

Con il tempo avevo capito che c’era sempre la stessa domanda ricorrente, puntuale come un orologio:

“Ma com’è la crocchetta?”

All’inizio cercavo di descriverla. “Beh, è croccante, di dimensioni medie, studiata per…”
Sguardi vuoti.

Allora ho deciso di semplificare la vita a tutti: apro un paio di sacchi tester e verso le crocchette in due ciotoline. Una per il cane, una per il gatto. Così almeno chi vuole vedere, toccare, annusare… ha tutto lì.

E funziona. La gente passa, guarda, qualcuno le prende in mano, qualcuno le annusa con concentrazione, come se stesse valutando un vino importante. Io annuisco, professionale.

A un certo punto arriva lui.