Non capisco se sia l’effetto del weekend imminente, del caldo umido da pescheria abbandonata o del countdown per Ferragosto che manda in tilt neuroni già precari, ma ieri pomeriggio abbiamo raggiunto un nuovo, meraviglioso livello di follia.

Scenario: supermercato a pieno regime. Io in cassa, fronte lucida, capelli appiccicati, nervi appena sotto la pelle. La gente spinge carrelli come carri armati, l’aria condizionata combatte una guerra persa e io, con il sorriso professionale ormai scolpito a forza sul volto.

Entra lei: la signora anziana, presenza fissa del quartiere. Vestitino a fiori, cesto di paglia al braccio, passo lento da gattina in pensione, voce flebile che per sentirla devi inclinare la testa come se cercassi segnale radio.
Fa la sua spesa: zucchine (“troppo grosse, eh”), due cose in croce, quattro chiacchiere, paga con calma olimpica. Prende lo scontrino, saluta ed esce.

Fin qui tutto normale.

Trenta minuti dopo.
Telefono che squilla. Risponde il collega. Lo vedo sbiancare, poi mi passa la cornetta con la faccia di chi ha appena ascoltato un audiolibro di follia pura.

Sì pronto? Mi scusi eh, ma poco fa ho fatto la spesa da voi e… credo mi abbiate rubato l’uva.