Supermercato, ora di punta.
Sono circa le 11:15. La coda alle casse è già diventata una creatura mitologica: dieci persone che sbuffano, due che si lamentano delle etichette adesive sulle zucchine (“non si staccano mai, guarda che schifo”), un signore che discute animatamente sul prezzo del prosciutto crudo come fosse una questione politica nazionale.

Io nel frattempo sono nel mio mondo: sto preparando una spesa a domicilio. Lista alla mano, cuffietta nell’orecchio, passo svelto tra le corsie. Routine pura. Il pilota automatico è inserito.

Poi, improvvisamente, il boato.
Una voce imponente, una specie di eco arrabbiata che parte dalla zona latticini e si diffonde come un annuncio apocalittico: “ATTENZIONE, È LA FINE DEI TEMPI!”
Imprecazioni, urla, parole confuse ma potentissime.

Mi fermo. Abbasso lo scanner.
Qualcosa sta succedendo.

Mi avvicino al banco frigo.
Scena: signora sulla sessantina, vestito a fiori, scarpe comode da battaglia, sguardo infuocato e un volantino accartocciato in mano come se fosse la prova di un delitto. Cammina avanti e indietro tra yogurt e mozzarelle, e predica a voce alta.

Ma dove lo tenete? Dov’è? Ma che razza di supermercato è?