Sono sempre io, dallo Spazio Bimbi.

Il centro commerciale dove lavoro fa, fin troppo spesso ormai, delle collezioni di qualsiasi sorta: tazzine, supereroi, cuccioli glitterati, dinosauri fosforescenti. Ogni stagione una nuova ossessione.
Noi, per aiutare grandi e piccini a completarle, facciamo degli scambi: i clienti ci danno i loro doppioni, noi in cambio diamo loro i pezzi mancanti. Una sorta di borsa valori… ma con le figurine.

Ne avrei tante da raccontare, ma vorrei focalizzarmi su una collezione in particolare: quella di Harry Potter.

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Tra il famosissimo elfo domestico Dobby, la maestosa fenice Fawkes, il tormentato Sirius Black e tutta una serie di creature più o meno raccomandabili — dallo Snaso cleptomane al Serpente Marino che sembra uscito da un incubo marino — la collezione andava a ruba.

C’erano bambini con le liste scritte in stampatello, mamme organizzate con le bustine separate per numero, papà che fingevano disinteresse ma sapevano perfettamente quale fosse il pezzo 27.

E poi arriva lei.

Sarà stata sulla cinquantina, cappotto beige, occhiali appoggiati sulla punta del naso, l’aria di chi sta per fare un acquisto importante.

«Salve, stavo cercando l’animale esotico.»

Io, professionale come sempre, annuisco. Essendo questa collezione collegata anche a “Animali Fantastici”, tiro fuori tutti gli animali strani presenti: lo Snaso col musetto appuntito, l’Occamy argentato, il Serpente Marino arrotolato su sé stesso. Dispongo tutto sul bancone come un piccolo zoo da banco.

Lei osserva.
Strizza gli occhi.
Li sposta.
Li riporta su di me.

«No, no, non lo trovo, non ne ha degli altri?»

Io, già con un leggero presentimento, sorrido e le passo la scatola con tutti gli altri personaggi. “Magari si è confusa”, penso. “Succede.”

Lei inizia a rovistare. Sposta maghi, insegnanti, creature, antagonisti. Li solleva uno a uno con l’attenzione di un archeologo.