La scena si svolge nel solito negozio di elettronica, quello che ormai sembra un set permanente di Camera Café: clienti improbabili, battute involontarie e commessi con la pazienza dei santi.

Entra lui: signore ben vestito, giacca leggera, occhiali da sole appesi al taschino. Passo deciso, sguardo concentrato, aria da manager che sta per firmare un contratto interplanetario.
Si dirige verso il reparto piccoli elettrodomestici con l’aura di chi non compra un robot aspirapolvere… ma una navicella spaziale.

Si ferma davanti agli scaffali, si schiarisce la voce e pronuncia l’oracolo:

Voglio un robot aspirapolvere. Ma non uno qualsiasi, eh. Uno di quelli furbi, intelligenti. Io non bado a spese.

(Momento di silenzio reverenziale. Potresti quasi sentire la colonna sonora di Mission Impossible in sottofondo.)

Perché io a casa ho messo piastrelle da 80 euro l’una, capisce? Non posso rischiare. E poi ne voglio anche uno per il garage. Deve pulire bene. Ma li voglio che si arrangino da soli: si ricaricano, si svuotano, si puliscono, ripartono. Io non voglio dover fare niente. Se poi lavano, ancora meglio.