Solita giornata di ordinaria sopravvivenza tra gli scaffali.
Io, nel mio angolo di apparente tranquillità, sto sistemando confezioni di tonno, passate di pomodoro e biscotti.
L’aria condizionata arranca, la radio manda il solito jingle pubblicitario che ormai mi perseguita anche nei sogni (“Risparmio, risparmio, risparmioooo”), e io cerco di tenere insieme scorte e briciole di pazienza.
Poi, lo squillo secco dell’altoparlante interno, quello che suona sempre un po’ come l’allarme di un bunker:
“TIZIO IN CASSA 4, APRE LA CASSA 4.”
Tempo zero, davanti a me si materializza lui.
L’anziano cliente-r*i*, leggenda vivente del supermercato.
Quello che durante il primo lockdown entrava venti volte al giorno, con la mascherina rigorosamente sotto al naso e scuse creative a raffica:
“Mi serve un pacco di sale.”
Un’ora dopo: “Mi sono dimenticato il pepe.”
Un’altra ora: “Non ricordo se ho comprato il sale o il pepe, meglio ricomprare entrambi.”
Ormai lo conosce pure la bilancia del reparto frutta.
Carrello vuoto, passo deciso, sguardo da ispettore ministeriale.
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