UNA AL GIORNO – La culla

Mattina tranquilla.
Clienti che entrano, guardano, toccano le manopole delle lavatrici come se stessero scegliendo tra navicelle spaziali.
Poi, tra una coppia indecisa sul colore del frigorifero e un signore che chiedeva se “smart TV” volesse dire che poteva anche parlare, arriva lei.

Decisa.
Sguardo convinto.
Cartellina in mano (sempre segnale d’allarme).

Si ferma davanti a me. Nessun saluto preliminare, va dritta al punto:

«Voglio una lavatrice che culli i capi mentre li lava. E non deve far girare il cesto.»

La guardo.
Non ha esitazioni.
Ha pronunciato “culli” con la tenerezza con cui si parlerebbe di un neonato.

Cerco di capire se è una metafora. Se intende qualcosa tipo “delicata”.
No. Intende proprio cullare. Come una madre culla un bambino.