Una mia cliente, che lavora in una nota catena di supermercati ma in una filiale minuscola di montagna, mi ha raccontato questa scena. E giuro: ancora rido quando ci penso.

È mattina, giorno di mercato.
Il paese, di solito quieto come un documentario sugli stambecchi, quel giorno esplode: vecchietti che trascinano la busta della Coop come trofei di guerra, signore che comprano due zucchine ma ci fanno sopra mezz’ora di chiacchiere, turisti spaesati che chiedono dove sia “il centro storico” (in un borgo di venti case in croce).

Al banco cassa c’è lei, la mia cliente, pronta a gestire la solita bolgia, quando si presenta una signora ben vestita. Aria distinta, sguardo già un po’ “giudicante”, erre pronunciate con decisione.
Profilo perfetto da: “Io vengo dalla città, ma sto qui per purificarmi.”

Poggia la spesa sul nastro. Niente di strano: due bottiglie d’acqua, latte, scatolame, pasta, detersivo. Però in quantità da assedio medievale. Finita la battitura, la guarda e, con tono da prenotazione in un hotel 4 stelle, parte con la richiesta:

Senta, io dovrei portare tutta questa spesa a casa ma da sola a piedi proprio non ce la faccio. Mi portate voi? Però entro e non oltre le 11:30, mi raccomando, che ho da fare. Ah, e poi devo passare anche in farmacia… ce la facciamo a passare anche in farmacia?

La cassiera la guarda con un’espressione che già vale un romanzo. Poi risponde calma, professionale:
Mi scusi, ma noi non facciamo questo servizio…

La signora sgrana gli occhi.
Come non lo fate?
No signora, non è previsto. Siamo solo in tre oggi e non possiamo lasciare il punto vendita.
Certo che potete. A Roma me lo fanno sempre tutti.

E qui occorre fermarsi un attimo.
Roma.
Duemila chilometri quadrati di supermercati iper-galattici, personale a centinaia, servizi a domicilio h24.
Qui, invece, siamo in un paese di 800 anime dove l’unico “servizio espresso” è il caffè del bar sotto e l’unica consegna a domicilio la fa il postino… ma solo se ti conosce per nome.

La cassiera, con la pazienza di chi sa di avere ancora dieci clienti impazienti in coda, tenta di spiegarle:
Signora, forse a Roma avete grandi punti vendita con servizi aggiuntivi. Qui no. Non possiamo proprio lasciare la cassa per accompagnare nessuno, né a piedi né in auto. Non siamo autorizzati.

La signora, però, insiste.
E io come faccio? Non posso mica andare a piedi! E poi con tutta questa spesa… e la farmacia…

La cassiera, serafica:
Guardi, se ha necessità possiamo darle il numero della Misericordia, loro fanno accompagnamenti anche per la farmacia. Naturalmente è un servizio a pagamento.

Ed ecco il colpo di teatro.
Ma veramente dovreste essere obbligati voi ad accompagnarmi. È questione di assistenza al cliente.

Racconta la mia cliente che a quel punto ha fatto una pausa lunghissima. Di quelle da cliffhanger di fine stagione. Poi, gelida, ha chiuso la questione con:
Questo non è servizio. A Roma non funziona così.

La cassiera ha sorriso, senza battere ciglio:
Ma infatti, signora… questa non è Roma.

Game, set, match.

Alla fine la signora ha pagato, infilato tutto in tre buste e se n’è andata a piedi, decisa ma borbottante. Attraverso il vetro del supermercato la si vedeva ancora, arrampicata sul marciapiede in leggera salita, che mugugnava:
Non si trattano così i clienti… da me queste cose non succedono… a Roma te lo portano pure in braccio, se serve!